“Quando la libertà arriva con le mani sporche di sangue è difficile stringerle la mano.”
(Oscar Wilde)

La parità di genere

Questa sconosciuta

In occasione della Festa della Mamma, a un anno dalla morte dell’operaia ventiduenne Luana D’Orazio, stritolata il 3 maggio 2021 da un orditoio in una fabbrica tessile a Montemurlo (Prato), seguita a breve tempo da quella di Laila El Harim, schiacciata il 4 agosto 2021 da una fustellatrice in uno scatolificio a Camposanto sul Panaro (Modena), per celebrare tutte le mamme e tutte le donne, Sicurezza e Lavoro allestisce all’impianto sportivo comunale “Faccioli”, la mostra di vignette “Parità e diritti delle donne sul lavoro da Luana D’Orazio ad AstroSamantha”, realizzate dal cartoonist Tiziano Riverso per l’associazione Sicurezza e Lavoro. La mostra, visitabile gratuitamente dal 7 maggio al 9 luglio 2022, è un’anteprima del progetto “Comics at Work”, ideato da Sicurezza e Lavoro per raccogliere e valorizzare i fumetti sul lavoro in Italia.

L’iniziativa rientra nel progetto Faccioli per il Sociale, creato da Sicurezza e Lavoro con la società sportiva Femminile Juventus Torino asd per promuovere lavoro, cultura, diritti e inclusione sociale attraverso lo sport.

La società Femminile Juventus Torino asd nasce nel 1978 presso l’impianto Aristide Faccioli e attualmente ospita le squadre giovanili femminili Under 10, Under 12, Under 15 e Under 17. Per il Settore Dilettanti ha una squadra che milita in Eccellenza. In totale, sono oltre 100 le atlete tesserate che frequentano l’impianto, composto da un campo di calcio a 11, due campi di calcio a 5, area ristoro e griglia all’aperto e Club House “Kick Off”. Il presidente è Andrea Ranieri.

Le donne che fanno sport in Italia  sono quasi 18 milioni!

Nonostante questa crescita molto significativa, rimane costante il gender gap nello sport: se si fa riferimento alla fascia d’età 15-17 anni, per esempio, la quota delle ragazze che fa attività fisica è pari al 42,6%, contro il 58,4% della controparte maschile.

La parità dei sessi in ambito sportivo è dunque lontana. Sempre secondo il Censis, dei 4.708.741 atleti tesserati nelle diverse Federazioni, le donne sono appena il 28%. Tra gli operatori sono ancora meno: le allenatrici sono solo il 19,8%, le dirigenti di società il 15,4% e le dirigenti di Federazione il 12,4%.

Sebbene le discipline praticate siamo numerose, nella nostra penisola lo sport “per eccellenza” rimane indiscutibilmente il calcio. Ed è proprio in quest’ambito che il divario fra i sessi diventa ancora più marcato.

Il calcio infatti vanta il maggior numero di tesserati (1.056.824 atleti, dati del 2019), ma conta solo il 2% di praticanti femminili, nonostante la Serie A femminile sia diventata una realtà sempre più competitiva negli ultimi anni.

Sono molti i fattori che contribuiscono a questo gap. Il primo è sicuramente culturale: c’è ancora l’idea retrograda e sessista che il calcio non sia uno sport da donne. Ad incidere negativamente sulla situazione si aggiunge poi la questione economica:   la media annua nella massima serie è attorno ai 15mila euro, ben distante dagli stipendi dei campionati maschili.

Più virtuoso è sicuramente l’esempio del tennis, ma anche in questo caso il cammino verso la parità è stato lungo e tortuoso.  Pian piano tutti gli Slam si sono adeguati, stabilendo un eguale montepremi per il torneo maschile e quello femminile: l’ultimo a conformarsi è stato Wimbledon che nel 2000 aveva ancora montepremi differenti.

Cosa fare, allora? E’ fondamentale insistere affinché le organizzazioni sportive migliorino l’equilibrio di genere nei consigli e nei comitati esecutivi, nonché nella gestione e negli staff tecnici. Anche gli Stati sono chiamati a fare la loro parte. L’obiettivo? Eliminare norme e regolamenti che ostacolano la carriera sportiva delle donne.

Il mondo dello sport è forse l’esasperazione di un fenomeno di disparità di genere che è ancora molto presente nel mondo del lavoro nel suo complesso.

Lo studio “Women, business and law, 2019“, condotto dalla Banca Mondiale e diffuso dal Guardian, ha analizzato la situazione economica di 189 Stati, per giungere alla conclusione che la disparità tra generi in campo lavorativo non solo produce evidenti problemi sociali, ma anche una minore crescita di produttività a livello globale.

Complessivamente, l’indagine premia Belgio, Danimarca e Francia per gli incentivi, la possibilità di ottenere lavoro e la protezione contro le violenze.

L’Italia è penultima in Europa per partecipazione femminile al mercato del lavoro. Peggio di noi fa solo la Grecia. Solo una donna su due in età lavorativa è attiva. Solo il 28% delle posizioni dirigenziali nelle aziende private italiane è ricoperto da donne. Nelle coppie con figli e in cui entrambi i partner lavorano, le donne dedicano in media il 22% del proprio tempo al lavoro familiare, mentre per gli uomini la percentuale scende al 9%. Il 31,5% delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni è stata vittima di violenza

Le donne che rimangono nel mercato del lavoro, oltre ad essere vittima del gap salariale, e guadagnare meno degli uomini a parità di mansioni, vivono una condizione di segregazione sia orizzontale, sia verticale. Orizzontale perché lavorano prevalentemente in ambiti meno prestigiosi e meno retribuiti. Verticale perché è raro trovare donne nelle posizioni apicali.

E’ necessario quindi  un radicale cambiamento culturale , che deve riguardare tutti gli ambiti, non solo la famiglia, ma anche la scuola, lo sport,  i settori di formazione, per arrivare al lavoro, un cambiamento che deve essere agevolato da una normativa statale che ponga le condizioni perché una parità di genere non sia uno slogan ma una realtà effettiva .

Maria Cristina Bozzo

cristinab@vicini.to.it

 

 

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