“In democrazia non decide la popolazione, ma chi va a votare”
(Milena Gabanelli, giornalista)

Ufficio Pio, Bilancio Sociale 2021 (2)

I programmi

Il Bilancio Sociale di Ufficio Pio, presentato allo Spazio Cumiana 15 il 30 scorso, afferma che in Italia risultano in stato di povertà assoluta 1,9 milioni di famiglie. I programmi di Ufficio Pio hanno coinvolto nel 2021 14.183 famiglie, su 9 programmi, realizzando oltre 14000 azioni.

Alberto Anfossi, Segretario Generale della Compagnia di San Paolo rivolge l’attenzione agli aspetti più operativi: al “che fare”?

Le indicazioni che provengono dalla società civile sembrano volte al lavorare sempre più sulle cause della povertà. “Certamente le risorse sono importanti, tuttavia una goccia nel mare dei bisogni. Quando si arriva al momento del “so what”, e adesso? ci si chiede. Abbiamo coinvolto x famiglie, e quindi? Troppe, poche?; ccon quali risultati? Sono le domande che prendiamo molto sul serio e ci portano non a soluzioni ma ad un percorso. Abbiamo vari esempi vari modelli. Non una risposta ma vari frammenti di risposta. La soluzione quindi è sperimentare, essere sempre più attenti, capaci di imparare, anche sbagliando e trasmettere alle istituzioni quanto abbiamo appreso“.

Dovendo parlare di cambiamenti, alla Direttrice, Silvia Cordero, viene naturale guardare al suo primo bilancio, nel 2015. Come è cambiato Ufficio Pio da allora? Ecco gli aspetti salienti.

Sono aumentati i beneficiari. In particolare, in ottemperanza al mandato di lavorare con bambini, ragazzi e giovani (che non solo sono i più poveri, ma coloro che rischiano di esserlo in futuro) ci si è orientati maggiormente verso il settore minorile; ne sono testimoni i programmi Estate ragazzi in collaborazione con il Comune di Torino (2900 ragazzi, il doppio rispetto all’anno precedente). Il Programma Will che mira a creare un salvadanaio ai ragazzi in età scolare da destinare a spese per lo studio, ha coinvolto 330 famiglie. Traguardi, dedicato a famiglie con minori di 2 anni, ne ha coinvolte oltre 1400. Ad oggi i programmi sono 9.

Il numero di dipendenti è costante. Cordero è sorpresa nel constatare che, da quando si lavora anche a distanza, la capacità produttiva è aumentata.

E’ tuttavia diminuito il numero di volontari attivi.

Il risultato, dal punto di vista operativo, è in questa sintesi.

Primo: essere diventati uno snodo”. I Servizi sociali segnalano i possibili beneficiari. Ma ora anche si è aggiunta la capacità di inviare persone al territorio. Avviandole ad accedere ad opportunità esistenti, senza bisogno di replicarle.

Secondo imparare dagli altri”. Ci sono progetti europei che forniscono il modello. HOOD, Homeless’s Open Dialogue, mira a promuovere l’importanza dell’intervento precoce, realizzare quanto è importante riconoscere nell’altro il proprio diritto all’autodeterminazione; e quanto auto-controllo serve per l’operatore che se ne incarica.

Terza Uscire dalle nostre aree di confort”. Rispondere a bisogni nuovi ma anche capire i meccanismi che portano a quei bisogni. Non basta ridurre il Divario digitale ma anche intepretarne i meccanismi. E per fare questo occorrono professionalità specifiche.

Quarto tema il volontariato”. E’ il tema della solidarietà. Non più beneficienza ma solidarietà. E non ci si rivolge a singoli ma tutta la comunità.  Una forma di reciproco arricchimento e paritario.

Infine al “cambiamento”, applicare un approccio più scientifico. Perseguire in modo professionale. Ipotesi e verifica. E strumenti che possano misurare. Un programma di lavoro.

Secondo Cordero, riportare dal punto di vista qualitativo questi aspetti non è semplice: ci si è affidati allora ad una carrellata di “casi” in qualche modo emblematici, in un colloquio tra operatori e partners.

Ne riferiamo un paio, che sembrano tra i più significativi per gli aspetti di prevenzione della povertà e inclusione.

Inclusione digitale: Antonio Maspoli intervista Felice

Felice di professione è un imprenditore. In Ufficio Pio ha coordinato, per DigitAll 2020 e poi “Tutti connessi”, interventi per fornire Pc e altri strumenti per poter seguire le lezioni a distanza ai ragazzi.

Felice chiarisce: “l’inclusione digitale è stato all’inizio solo un optional. Era un’alternativa. Con la pandemia diventa senza alternative. Quando le maestre ci dicevano che dalle classi erano spariti la metà dei bambini, ecco, lì c’è stato un passaggio. Se un bambino perde la scuola non perde un servizio, perde un diritto. Con altre associazioni abbiamo reperito computer, ricondizionati ritorna il diritto. Inclusione digitale è questo”.
DigitALL metà in presenza. Fare lezioni in remoto e spiegare come si accende il PC è un paradosso. Il computer da solo non è la soluzione. Servono  Connessione, computer, competenze. Quali competenze? Senza la competenza le mamme non sanno accedere al registro di classe, non vengono a sapere che è stata programmata la gita di classe. Si può anche partire da quello che c’è. C’è whatsapp, partiamo da li.

Volontariato. Simona Barberis intervista Micaela

Durante le chiusure, alcuni progetti sono rimasti attivi, specie quelli di prima accoglienza. Ci si è dedicati però a progettare qualcosa di nuovo. Il progetti Will è stato affiancato da Peer Will, nel quale studenti universitari beneficiari del Progetto percorsi, hanno accompagnato nel ruolo di tutor i ragazzi del progetto Will. Micaela, ha fatto parte del gruppo che ha seguito una formazione per diventare tutor con lo scopo di sostenere alcuni ragazzi delle superiori in occasione di momenti particolari, una materia insufficiente, una verifica. “Si creano dei legami, si trovano dei momenti di condivisione e si parla di esperienze personali che emergono dalle lezioni. Il lato positivo è condividere problematiche comuni”.

Per Simona “volontari è prendersi cura degli altri”. Bene, no? L’ha detto anche il Presidente.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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