“Non sapendo quando l’alba arriverà, tengo aperta ogni porta.” Emily Dickinson

Sette opere pianistiche per una settimana di quarantena

#musicasuldivano

«La musica è un linguaggio universale: parla ad ogni uomo, è diritto naturale di noi tutti. Un tempo era soprattutto prerogativa di classi privilegiate in centri culturali, ma oggi, con la radio e i dischi, essa penetra nell’intimo delle nostre case, a qualsiasi distanza possano vivere dai centri culturali. A ciò si doveva arrivare perché la musica parla a ogni uomo, a ogni donna, a ogni bambino, a potenti e umili, ricchi e poveri, felici e infelici, a tutti coloro che sono sensibili al suo profondo e potente messaggio»: così scriveva L. Stokowski ne La musica per tutti. E allora quale scelta migliore, per questo periodo di quarantena, di ascoltare almeno un’ora di buona musica al giorno? Per i miei consigli di questa settimana, sette indimenticabili opere pianistiche che sapranno tenervi compagnia.

F. Chopin, Notturni (1830-1846) – https://www.youtube.com/watch?v=xUB-qW3Prc0&list=PLNyyVeY4nUuHCqXmJmlsN-BmgD9D59mU4

Chopin evitò sempre di pubblicare le opere che non lo convinsero completamente: il fatto che ben diciotto preludi (quasi la totalità) lo siano è certamente un indicatore. Il trionfo del belcanto italiano nelle mani di un’anima polacca, in grado di esaltarne come mai prima d’ora la potenza espressiva e la vinciana poetica degli affetti in un gioco di caratteri senza tempo (dolce, sognante, violento e via dicendo). Il maestro polacco li insegnò spesso ai suoi allievi affinché imparassero cosa s’intendesse per suono e tocco; i due contenuti nell’op. 55, ad esempio, sono dedicati alla dotatissima J. W. Stirling.

M. P. Musorgskij, Quadri di un’esposizione – Ricordo di Viktor Hartmann (1874) – https://www.youtube.com/watch?v=kxg2R0Pqb3c

Questa suite a soggetto è composta da quindici brani, dieci ispirati a quadri di V. Hartmann (artista, architetto e amico del compositore) e cinque passeggiate che rappresentano il movimento dell’osservatore da una tela all’altra. Quello di Musorgskij è un pianismo così percussivo da tagliare definitivamente i ponti con la tradizione romantica, aprendo le porte alla musica del Novecento; non meno innovativo il linguaggio armonico, con un uso massiccio di pedali e accordi dissonanti. La celeberrima versione orchestrale di M. Ravel rappresenta ancora oggi un valevole manuale a cielo aperto di orchestrazione.

F. Liszt, Anni di pellegrinaggio, Secondo anno: Italia (1848-1882) – https://www.youtube.com/watch?v=fqLHPgWsgmc

In età wagneriana non è certo possibile parlare di un vero e proprio “linguaggio dell’epoca”: mentre l’Italia si rifugiava in gesti ancora pienamente conservatori (G. Donizetti, Don Pasquale), Liszt faceva apparire come per magia i primi cenni della dissoluzione dell’armonia funzionale. Citazionistica già dal titolo (J. W. von Goethe, Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister) e con particolare favore per la cultura romantica, la suite tradisce una sterminata conoscenza delle arti, assurte al rango di muse ispiratrici. Il caso italiano è poi arricchito dal supplemento Venezia e Napoli, contenente anche una personalissima e finissima elaborazione di Nessun maggior dolore dall’Otello rossiniano.

A. N. Skrjabin, 24 preludi, op. 11 (1888-1896) – https://www.youtube.com/watch?v=q4q5AD9hplU

Si tratta di uno dei più impressionanti lavori del primo Skrjabin. Il compositore non scrisse i preludi in ordine cronologico, ma nel corso di otto anni e in posti sempre diversi; soltanto i numeri 1, 2, 7, 9, 11, 13, 15, 16, 20 e 21 sono stati scritti nello stesso anno e nella stessa città (Mosca). I lavori di questa serie sono stati modellati sulla base dell’op. 28 di Chopin, a coprire tutte e 24 le chiavi principali e secondarie e seguendo la stessa identica sequenza (do maggiore, la minore, sol maggiore, mi minore, re maggiore, si minore e così via).

E. Grieg, Pezzi lirici (1867-1901) – https://www.youtube.com/watch?v=yMqnGva32Vs

Intensa e delicatissima raccolta di composizioni dall’animo nordico, che si apre col celebre tema dell’Arietta (usato anche in chiusura nel valzer Reminiscenze) e sviluppa alcune delle idee più celebri del compositore norvegese (Matrimonio a TroldhaugenAlla primaveraMarcia dei troll e Farfalla); degna di nota è stata l’orchestrazione di Franz J. Breuer proprio del Matrimonio a Troldhaugen. Esistono poi preziosissime registrazioni dello stesso Grieg, pubblicate dall’etichetta norvegese Simax.

M. Ravel, Specchi (1904-1905) – https://www.youtube.com/watch?v=0VdZR3deNdI

Intorno al 1900 Maurice Ravel si unì alla comune dei “teppisti”, capitanata dallo straordinario pianista (maestro di F. Poulenc) Ricardo Javier Viñes: ognuno dei cinque movimenti è perciò dedicato ad un membro del cenacolo, un’acuta e riuscitissima prova di caratterizzazione impressionista. Il terzo e il quarto movimento furono poi orchestrati dallo stesso Ravel (op. 43a); brillante si distingue anche l’orchestrazione di P. Grainger de La vallata delle campane.

C. Debussy, Immagini (1901-1907) – https://www.youtube.com/watch?v=mskURYO7DiA

Precedute dalla prima serie giovanile, queste due raccolte portano lo sperimentalismo espressivo e tecnico di Debussy ad un livello se possibile ancora più etereo e trascendentale: l’Omaggio a Rameau riesce addirittura nella trasfigurazione della forma classica alla luce della nuova estetica primonovecentesca; Pesci d’oro, forse il più impressionista, da vita al guizzare dei pesci e s’ispira ad un’incisione su un manufatto probabilmente orientale.

Con quest’ultimo percorso desidero chiudere questa serie di articoli pensati per la compagnia in quarantena. L’Italia rialza la testa, si riaffaccia al mondo e prende una boccata d’aria… e la musica non mancherà!

Matteo Gentile

matteog@vicini.to.it

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