“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

Ma gli adulti sognano?

Gli adulti sognano di essere dei buoni genitori, di crescere bambini sereni e di poter dare loro gli strumenti per diventare giovani donne e uomini che sapranno realizzarsi.

Gli adulti sognano di vedere i figli felici possibilmente più di quanto lo siano stati loro.

Oggi dobbiamo pensare che i nostri sogni di adulti si siano irrimediabilmente infranti?

Cosa possiamo rispondere noi genitori a questa generazione che si sente impantanata, a cui non abbiamo garantito un futuro certo, anzi, che spesso è in fuga in altri Paesi per inseguire non chissà quale sogno, ma la semplice realizzazione di  un obiettivo che dovrebbe essere quasi scontato: trovare un lavoro adeguato alla formazione avuta?

Noi, che non abbiamo neanche mai dubitato nella nostra gioventù di trovare un lavoro, che spesso potevamo anche scegliere, che abbiamo facilmente costruito una famiglia, oggi guardiamo allibiti quel che è successo ai nostri ragazzi e non ce ne capacitiamo.

Eppure purtroppo è colpa nostra, certamente non come genitori, perché abbiamo fatto l’impossibile affinché avessero il meglio, ciascuno secondo le proprie capacità ed aspirazioni: ci siamo svenati per farli studiare all’estero, perché imparassero le lingue almeno loro, visto che noi invece le parliamo poco e male, perché potessero competere a livello internazionale, e non solo dentro l’ormai degenerato “sistema Italia”.

Abbiamo lottato come lavoratori per la tutela dei diritti nei posti di lavoro, come  donne ci siamo battute costantemente ed instancabilmente per la parità di genere (ma il lavoro non è finito..), come cittadini abbiamo inseguito il sogno di una società inclusiva che superasse le discriminazioni, come Italiani abbiamo creduto nell’Europa  e nella necessità di far parte di un progetto più grande che oltrepassasse i nostri confini.

Sono dei nostri tempi il sessantotto, le lotte operaie, i movimenti studenteschi, purtroppo anche gli estremismi con i risvolti meno condivisibili.

Proprio noi che da giovani eravamo dei combattenti , che abbiamo manifestato, strillato, sfilato in cortei per i nostri ideali, che siamo cresciuti leggendo Marx e Max Weber, perché abbiamo creduto di avercela fatta ? Di avere ottenuto qualcosa di soddisfacente ? Ci ha anestetizzato il benessere, la vita comoda, l’ottenere tutto facilmente : ma cosa abbiamo ottenuto? Beni materiali: andare al ristorante, poter viaggiare, comprare vestiti, mandare i figli all’estero. Non abbiamo saputo avere una visione, non abbiamo sognato in grande , spesso  abbiamo accettato come sogno quello che ci hanno messo lì a portata di mano.

Abbiamo sbagliato clamorosamente l’obiettivo, abbiamo creduto che i sacrifici fatti fossero sufficienti, …non era così , ci voleva un impegno ben superiore, un sacrificio più grande che non abbiamo saputo fare, non per mancanza di coraggio o di amore, ma perché non abbiamo capito che la nostra società era da rifondare e che toccava a noi.

Guardo i giovani tristemente rassegnati, senza ideali in cui credere, che vedono sprecati i loro talenti, ma soprattutto passivi o fuggitivi, e vorrei dire loro che se vogliono avere dei figli e consegnare loro un mondo migliore devono combattere affinché le cose cambino: devono lottare per avere tutele ai loro diritti, per  una formazione migliore, per la salvaguardia dell’ambiente, per una politica non corrotta.

Vorrei dire loro che gli ideali non arrivano dall’alto ma vanno coltivati  e che ognuno può fare la sua parte per realizzarli: costerà fatica ed impegno ma ne varrà la pena. Scrollarsi di dosso la rassegnazione, l’apatia è un obbligo innanzitutto verso se stessi ed è una necessità per costruire una società migliore, che non è un sogno irrealizzabile, ma realizzabile con un lavoro paziente e continuo fatto tutti giorni nella vita, sul lavoro.

Non vi stancate mai di pretendere che ci sia un cambiamento in ogni ambito in cui lo riteniate giusto ed opportuno, non abbiate paura di essere voci fuori dal coro perché, solo così facendo, domani sarete voi il coro.

Noi che oggi ci sentiamo in colpa per il mondo in cui vi abbiamo fatti crescere vi chiediamo però  di alzare la testa, di essere orgogliosi di voi stessi perché siete una gioventù bellissima, di non arrendervi, perché avete tutti gli strumenti di intelligenza, bellezza, ambizione per realizzare i vostri sogni.

E un po’ ci consoliamo pensando che se siete così meravigliosi qualcosa di giusto l’abbiamo fatto anche noi, e allora abbiamo fatto bene a sognare .

Maria Cristina Bozzo

cristinab@vicini.to.it

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