“Quando la libertà arriva con le mani sporche di sangue è difficile stringerle la mano.”
(Oscar Wilde)

La mestizia del borsone termico

Vedendo la quantità di riders pedalanti per la città per consegnare pasti a domicilio, mi sorge un dubbio antiquato: “Ma più nessuno si fa da mangiare a casa?

Sembra che la voglia di cucinare autarchicamente il cibo per il sostegno di sé e della famiglia scemi in maniera direttamente proporzionale al numero di trasmissioni con gli chef pentastellati.

Ma tutto quello che si impara dalle trasmissioni gourmet, poi dove lo si applica, se in giro si vedono solo enormi borsoni termici che si dirigono ovunque?

Dando per scontato che il periodo di pandemia ci abbia forgiato in forme sconosciute, adesso che i ristoranti sono rifrequentabili, non è più divertente sedersi ad un tavolo e non schiodarsi se non per andare alla toilette?

Se uno ordina a casa, per quanto non prepari e non cucini, e a meno che non mangi solo pizza nel cartone, (che comunque fa un bell’inguacchio), deve sempre apparecchiare, alzarsi per scaldare le pietanze, mettere uno straccio di tovaglia, che poi andrà lavata… insomma, non è la stessa cosa. Invece questi deliveristi pedalano giorno e notte, sono tantissimi e nei loro borsoni mi chiedo sempre quale misteriosa leccornia alberghi che non si potesse cucinare a casa spendendo meno.

Lo so che tutti devono lavorare, ma a me un po’ di tristezza il pasto che arriva nello scatolone termico la fa.

Due spaghetti aglio e olio, no?

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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