“In democrazia non decide la popolazione, ma chi va a votare”
(Milena Gabanelli, giornalista)

La mostra inedita di Vivian Maier

La governante fotografa

Dal 9 febbraio al 26 giugno a Palazzo Chiablese l’esposizione di oltre 270 scatti  di Vivian Maier, la fotografa “di strada”, che fece la governante per tutta la vita.

 Esponente di quella che oggi è chiamata la “street photography”, la Maier era  una fotografa dilettante e autodidatta, con un grande talento.

Da New York a Chicago, ha catturato momenti e dettagli della quotidianità di tante persone, in particolare della donne. Figlia di madre francese e padre austriaco, nacque a New York, ma trascorse gran parte della sua giovinezza in Francia. Con la sua macchina da presa è stata una precorritrice dei tempi ed  una delle prima fotografe ad utilizzare i selfie.

Spiega la curatrice Anne Morin :” Vivien Maier faceva parte della schiera degli invisibili, era una governante, ma grazie alla fotografia ha avuto accesso a quell’identità che tanti le avevano rifiutato. E’ un’esposizione intensa e ricca di questa fotografa che si è iscritta nella storia dei grandi come Cartier-Bresson. Aveva una cultura della strada, per così dire, in grado di unire due linguaggi: quelli della fotografia umanista francese e quella americana della street photography, che ne fanno un’artista unica”. 

Circa 270 scatti, a colori e in bianco e nero, con una sezione particolare dedicata al viaggio che compì nell’estate del 1959, in Italia, passando anche da Torino e Genova.

Il percorso è composto da dieci sezione legate da un unico tema di sviluppo, ovvero quello di mostra di  opere inedite per l’appunto, intime e meno conosciute.

Tanti i temi trattati: i ritratti, il mondo dell’infanzia, la vita di strada, il cinema, e l’autoritratto. L’esposizione copre un periodo di lavoro dell’autrice dagli inizi degli anni ‘50 fin quasi agli ‘90.

Si comincia con gli autoritratti, una vera esplorazione di sé attraverso specchi, vetrine, ma anche proiezioni della sua stessa ombra. E poi le sue città, New York e Chicago, dove la Maier lavorò per quasi tutta la vita. E poi la piccola parentesi italiana: pochi scatti di Genova, e alcuni a Torino.

Si prosegue con la sezione dedicata ai gesti, quelli nascosti, intimi, rubati in un momento di distrazione, come uno sbadiglio o un pisolino al sole. La mostra prosegue poi con la serie dei ritratti, persone di varie classi sociali e ambienti che fissano assorti e rapiti il suo obiettivo. E poi ancora i primi giochi con la cinepresa, filmati girati in Super8 con cui la fotografa iniziava a sperimentare il movimento. Un’ampia sezione è dedicata al tema dell’infanzia. Scatti in posa o rubati per strada, ritratti di bambini, di piccoli momenti e di giochi che caratterizzavano la sua vita da governante.

Un importante capitolo della mostra è dedicato alle fotografie a colori. Se da un lato, i lavori in bianco e nero sono profondamente silenziosi, quelli a colori si presentano come uno spazio pieno di suoni, un luogo dove bisogna prima sentire per vedere. Questo concetto musicale di colore sembra riecheggiare nello spazio urbano, come il blues che scorre per le strade di Chicago e, in particolare, nei quartieri popolari frequentati da Maier.

La mostra – dichiara Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali di Torino- propone una parte dell’opera ancora sconosciuta di Vivian Maier, universalmente apprezzata dopo il ritrovamento dei suoi archivi nel 2007: la strada come attualità e contemporaneità, e, accanto, l’itinerario privato di una donna alla ricerca della sua identità”.

Maria Cristina Bozzo

cristinab@vicini.to.it

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