
La Fondazione Circolo dei lettori ha ideato e realizzato con la GAM e il Museo Nazionale del Cinema una mostra a cura di Luca Beatrice ed Elena Loewenthal. Il progetto espositivo è costruito su una serie di opere provenienti da casa Moravia, dalla raccolta della Gam e da collezionisti privati, accompagnate da didascalie che sono le parole con cui Alberto Moravia critico d’arte descriveva le opere stesse. “Fuori d’ogni anniversario, non c’è una data che abbia fatto gioco” (E. Loewenthal), la mostra è una sorta di ulteriore “romanzo moraviano” – per recuperare un autore, un intellettuale che è parso dimenticato dal mondo dell’arte, della letteratura, del giornalismo – arricchito e completato da una serie di incontri al Circolo dei lettori.
“Non so perché non ho fatto il pittore”: con quelle parole, riportate dallo scrittore, saggista e critico letterario Giacomo Debenedetti, Moravia dichiarava il suo amore per la pittura figurativa, ignorando invece l’astrazione, “non partecipando alla temperie culturale post sessantottina”, convinto che “l’arte si debba svolgere all’interno del perimetro colorato che rimanda all’immagine” (L. Beatrice).
La mostra riguarda anche la nostra città perchè nel ‘34 l’autore de “Gli Indifferenti” si occupò di Enrico Paolucci, uno dei componenti del Gruppo dei Sei di Torino; si segnala la presenza di un dipinto di Guttuso del ’39 e il doppio ritratto di Mario Schifano, che vira verso la pop art. Rilevanti le presenze delle pittrici, da Giosetta Fioroni a Titina Maselli sorella del regista Citto, alla stessa sorella di Moravia Adriana Pincherle.
Anche il Museo del Cinema entra nella rete celebrativa delle realtà culturali cittadine, ricordando il legame di Moravia con la settima arte, attraverso la collaborazione a settimanali e periodici come L’Espresso e Cinema Nuovo, con articoli “dove di un film o un personaggio dava un ritratto morale e politico per parlare dell’Italia di quegli anni” (D. De Gaetano). All’interno del cinema Massimo è stato allestito un piccolo omaggio all’artista costituito da 13 pannelli provenienti dal fondo del fotografo delle dive Angelo Frontoni, che tra gli anni ‘50 e ‘70 andava sui set a riprendere buona parte del cinema italiano, realizzando circa 500000 scatti. Completano l’omaggio moraviano una rassegna di film straordinari tratti dai suoi romanzi , segno di “ibridazione e sinergia tra le diverse espressioni artistiche”.
Anna SCOTTON
annas@vicini.to.it
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