Gli incontri organizzati attraverso un computer vanno bene, se sei un computer.

(Rita Mae Brown)

Torino Spazio Pubblico

“Se ognuno di noi pulisse davanti a casa sua, il mondo intero sarebbe pulito”.  Anche Madre Teresa di Calcutta plaudirebbe i volontari di “Torino Spazio Pubblico”, il progetto ideato da un funzionario del Comune, Giulio Taurisano, lunga esperienza nel volontariato sociale e pioniere di un’iniziativa dal basso, attuata  ben prima del 2016, anno del  primo “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani”.

Ecco quindi partire nel 2013 questo esperimento di cittadinanza attiva, che vede il coinvolgimento diretto di centinaia di “volontari civici”, (per proporsi occorre compilare un modulo all’indirizzo telematico  www.comune.torino.it/arredourbano),  formati attraverso un corso preparatorio,  assicurati contro gli infortuni e dotati di dispositivi di sicurezza,  che vanno a coprire le mancanze venutesi a creare per i  tagli ai fondi pubblici nella manutenzione e cura del verde  e nel recupero di arredi urbani. “Le attività si svolgono in seguito alle segnalazioni degli stessi volontari che vogliano prendersi cura di un parco, una strada o un giardino e operare  assieme per rendere migliore quella porzione di territorio.”

Torino Spazio Pubblico non si sostituisce all’ ordinaria pulizia municipale, ma è l’affiancamento  generoso di chi  si mette all’opera, qualche ora la settimana, a vantaggio della propria città. Ed esempio di autosostenibilità:  tutto ciò  che i volontari trovano abbandonato  viene  messo da parte e riutilizzato, perché “riciclare è la parola d’ordine di ogni eco-lover che si rispetti”.

Come funziona questo servizio?

Il nostro  è  un progetto cittadino, redatto da me nel 2013,  e gestito dal Comune di Torino. Io sono un dipendente comunale e lo conduco coadiuvato esclusivamente dai giovani volontari del servizio civile. Abbiamo coinvolto  circa 1500 persone organizzate in più di 100 gruppi, di queste circa 800 sono attive regolarmente, con interventi svolti 2 -3 volte la settimana. Sono cambiate giunte e  direttori, sia nella parte politica che nella parte tecnico amministrativa, però il progetto speciale “Torino Spazio Pubblico” è rimasto, un recinto felice in cui mi è stata lasciata “mano libera”.

Quali sono gli ambiti nei quali operate?

Sono quelli degli spazi pubblici:  corti pertinenziali di scuole o biblioteche, aree cani, che liberiamo da fogliame e rami secchi;  giardini, di cui si riparano le panchine, fino ad aree  più estese, come il Lungo Po Machiavelli o Parco Europa, che ripuliamo. Gli interventi sono proposti dai cittadini all’amministrazione, la quale – verificata l’opportunità e la fattibilità delle proposte (ad esempio  non si piantano un oleandro o una pianta di mimosa vicino a un parco per bambini) – iscrive i cittadini a quel progetto perché abbiano le opportune coperture assicurative e a disposizione attrezzi, materiali, pale e zappe. Spesso approfittiamo della collaborazione degli uffici tecnici e dell’Amiat per portar via le potature, gli sfalci; gli uffici tecnici possono anche fornire ulteriori materiali tipo vernici, piante avanzate…il progetto funziona a costo zero, a parte il mio tempo lavoro. Fortunatamente sono aiutato dai bravi giovani del servizio civile, i quali maturano  nel corso dell’anno dell’incarico un’ esperienza utile e significativa.

Dove si trova la vostra sede?

Il nostro ufficio è all’interno di un edificio comunale in via Corte d’Appello, dove si svolgono le attività di tipo amministrativo: registrazione dei volontari, assicurazione, telefonate, preparazione dei cartelli da mettere nei parchi… La sede operativa è un vivaio realizzato all’interno di una ex scuola materna, in  via Bertola angolo via Perrone, gestito da volontari che riproducono piante, raccolgono semi, seminano. Le piante non le acquistiamo, spesso ce le regalano fiorai o cittadini. A Cavoretto opera uno dei primi gruppi e lì abbiamo un piccolo deposito per gli attrezzi.

 L’esistenza di Torino Spazio Pubblico  può essere letta come una critica ai servizi comunali?

I servizi operano oggi con un decimo delle risorse di 10 anni fa; i lavori di cura delle piante  non possono essere fatti  dato che anche il numero dei giardinieri comunali si è ridotto. Noi non abbiamo l’ambizione di risolvere i problemi cittadini: noi mettiamo chi – per piacere, interesse, disponibilità – lo desideri, nelle condizioni di dare il proprio contributo.

Che sviluppi ha avuto questo progetto? 

Siamo stati seguiti da altre città d’Italia: Torino è stato il prototipo attraverso il quale attivare la partecipazione dei cittadini alla gestione dei beni comuni. La promozione delle nostre attività è affidata ai giovani del servizio civile, attraverso i social e il blog. Il progetto fa dell’inclusione intergenerazionale, poiché i nostri volontari sono pensionati, studenti, giovani disoccupati, e  sociale, accettando  persone ammesse a misure riabilitative dopo condanne per piccoli reati, giovani disabili, immigrati provenienti dai centri di accoglienza.
Ci piace farci conoscere, anche se  siamo quasi al limite delle nostre possibilità di azione: sono solo ad occuparmi di circa 1500 volontari. Inoltre  non bisogna cadere nell’errore dell’amministrazione che approfitta del lavoro gratuito dei cittadini: abbiamo la giusta dimensione per essere un’esperienza di volontariato urbano  che dimostra il grande senso civico dei torinesi.
 

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

 

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