“In democrazia non decide la popolazione, ma chi va a votare”
(Milena Gabanelli, giornalista)

Crossroads

Jonathan Franzen

Sarebbe riduttivo descrivere “Crossroads”, l’ultima opera di Jonathan Franzen, come un romanzo “tipicamente americano”.

Certo l’America (gli Stati Uniti invero), sono parte integrante della trama. La carica di conflitti e sensi di colpa storici, la ricerca ossessiva del “ruolo” sociale, le ferite di una guerra, quella del Vietnam, ma forse tutte le guerre intraprese con le quali ancora non si sono fatti i conti, sembrano appartenere prevalentemente a quella cultura.

Ma nel pastore Russ con le sue incertezze psicologiche e sessuali, in Marion sua moglie e i suoi sensi di colpa, nel figlio maggiore Clem e il suo amore ambiguo per la sorella, in Perry, il più geniale e tormentato e infine in Becky, che sembra interpretare l’aspetto più algido e stabile di questa storia, non sarà difficile ritrovare i personaggi della commedia umana in cui tutti agiamo da attori e spettatori.

I personaggi così ben tratteggiati di questa famiglia disfunzionale, sembra stiano lì apposta per dire a tutti noi che la salvezza in questo mondo ci è preclusa.

Che in fondo siamo perennemente vittime tutti quanti di quegli slittamenti esistenziali che ci portano ad interrogarci sul che cosa è giusto e che cosa non lo è e sull’impulso ad essere felici anche quando questo contrasta con il nostro desiderio di purezza.

Le crisi personali di Russ Hildebrandt, uomo di fede, e della sua intera famiglia non sono che la crisi di un modello borghese e capitalistico che sembra fare acqua da tutte le parti.

Il pregio indiscutibile di Franzen è di individuare, sotto la facciata perbenista di modelli sociali e famigliari riconosciuti e accettati, le crepe che ne lasciano intravvedere l’inconsistenza e la profonda solitudine.

La storia è quella della famiglia del pastore protestante Russ, ministro di culto della First Reformed nel cuore del Midwest, durante gli anni della guerra del Vietnam e dell’avvento della cultura hippy che permeerà i movimenti giovanile degli anni 70.

La droga, la liberazione sessuale, la messa in discussione delle pratiche religiose consuete, fanno irruzione in una società che non sembra pronta ad affrontarne l’urto. La stabilità della famiglia, che si immaginava sorretta da una incrollabile fiducia nella fede e nella bontà dell’individuo, vacilla di fronte alle insicurezze di ognuno ed all’egoismo invincibile attraverso cui ciascuno di loro cerca di soddisfare i propri impulsi, incapace di reprimerli, incurante del disastro famigliare in corso.

Crossroads è un romanzo trascinante, a tratti comico e a tratti drammatico, che racconta la crisi della morale conformista borghese evidenziando, con occhio disincantato ma partecipe, la banalità della vita e il dubbio sulla reale possibilità che ognuno di noi ha di cambiarne il senso.

Sarà Perry, il figlio genio e disadattato ma il cui sguardo sembra mantenere una traccia di onestà, a dare una possibile risposta: “Stiamo facendo del nostro meglio!”

Jonathan Franzen
Crossroads
Traduzione di Silvia Pareschi
Ed. Einaudi 2021

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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