“Quando la libertà arriva con le mani sporche di sangue è difficile stringerle la mano.”
(Oscar Wilde)

Il 12 giugno 5 referendum pesanti

Difficile rendere il senso dei quesiti referendari, specie quando si tratta di una materia ostica come la Giustizia. Tuttavia ci abbiamo sempre provato e lo facciamo anche in questa occasione.

Il Professor Alfonso Celotto, spesso presente in TV, insegna come Ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università Roma Tre e in questi giorni è in libreria con il romanzo “Fondata sul lavoro” edito da Mondadori.

Ci aiuta una sintesi della sua “lettura” dei quesiti, tratta da un’intervista lampo a RTL 102.5*. Giusto per capire di cosa si parla.

La Legge Severino

La legge Severino contiene varie norme anticorruzione. In particolare contiene le regole sull ’incandidabilità, l’ineleggibilità, o la decadenza automatica dalle cariche pubbliche per i condannati per reati gravi. La norma viene applicata anche per condanne in primo grado di persone già elette che possono essere sospese dagli incarichi fino a 18 mesi. Il motivo per appellarsi ai cittadini è che la legge rende incandidabile anche chi abbia avuto una condanna non definitiva, mentre sappiamo che per la Costituzione si è colpevoli solo se si è stati condannati dopo un processo fino al terzo grado. La scelta che si sottopone all’elettore è se ci si possa presentare come candidati anche se si è stati condannati in primo grado.  Se vincessero i “sì” un condannato in primo grado sarà candidabile fino ad una eventuale condanna definitiva.

La durata della custodia cautelare.

La legge prevede che si dovrebbe andare in carcere dopo il processo. Si può essere incarcerati prima del processo e durante le indagini solo in casi particolarissimi: pericolo di fuga o di reiterazione o ripetizione del reato. In questi casi si parla di custodia cautelare.

Se prevalessero i sì ci saranno meno custodie cautelari.

La separazione delle carriere

La questione riguarda la separazione delle funzioni o, come si è presentato il tema, delle carriere.

La Costituzione prevede che i magistrati facciano parte di un unico ordine, un unico ruolo. Si vince il concorso e poi chi diventa magistrato può scegliere se fare il pubblico ministero o il giudicante. Attualmente il magistrato può cambiare ruolo 4 volte durante la sua vita. Se questo accade però, il magistrato deve cambiare distretto; ad esempio se è in forza a Milano dovrà spostarsi a Bologna, a Firenze. Non può esercitare il ruolo di inquirente e di giudicante nello stesso distretto giudiziario.

Separare i ruoli significa separare le carriere; per fare questo occorre una modifica della Costituzione. Con la modifica proposta dal referendum si consentirebbe per legge ai magistrati di effettuare questo passaggio una sola volta nella carriera.

L’elezione nel Consiglio superiore della Magistratura, e la Valutazione della professionalità dei magistrati

Sono aspetti molto specifici e minimali della procedura giudiziaria.

Il CSM è l’organo che governa la magistratura ed è composto anche da magistrati che si eleggono fra di loro. Attualmente per candidarsi occorrono delle firme di appoggio, in numero da 25 a 50.

Il referendum eliminerebbe le firme, quindi ci si potrà candidare, per le quote riservate ai magistrati, anche senza nessuna firma.

C’è inoltre un dibattito sulla valutazione della professionalità dei magistrati; questa oggi viene fatta dai magistrati stessi. Si vorrebbe che in questo entrassero altre figure professionali, come professori universitari, avvocati.

La questione del quorum

Dal 1995 abbiamo votato per molti referendum ma in un solo caso si è superato il quorum. Perché è stato introdotto il quorum? Secondo il prof Celotto quello che richiede la legge è una “soglia di serietà”. Il quorum prevede una soglia del 50% più un voto per essere valido, ma in genere a votare ci va il 30%, perchè spesso i promotori del “No” anzichè invitare gli elettori a votare coerentemente “No”, li invitano ad andare al mare. Questo costituisce un disequilibrio nell’istituzione, perché impedisce all’elettore di esprimersi direttamente.

Il suggerimento è il solito: rispettare questo istituto di democrazia diretta ed esprimere un voto consapevole informandosi attraverso le varie fonti che non mancano.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

*https://play.rtl.it/rubriche/1/non-stop-news/i-referendum-sulla-giustizia-gli-abusi-psicoslogici-e-la-politica/

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