“La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.”
(Nelson Mandela)

Cucina prêt-à-porter

Considerando il numero sempre crescente di manifestazioni collegate al cibo, verrebbe spontaneo pensare che la popolazione sabauda si dedichi da mane a sera a preparare deliziosi manicaretti, a provare ricette nuove, insomma, passi un sacco di tempo ai fornelli.

I corsi di cucina si moltiplicano: etnica, popolare, destrutturata, degli avanzi, vegana, etc. Gli  chef sono le stelle principali di qualsiasi programma televisivo, che  sia di intrattenimento o di argomento ponderoso.

Lo chef sa. Lo chef, oltre a destrutturare l’uovo e a stirare le sardine* pontifica e ha capito come va il mondo.

Per tornare alle solite domande senza risposta che spesso uno si pone, ma tutti i Glovo, Just eat , Deliveroo e altri meno famosi ma esistenti, che cosa portano in giro per la città? Perché la gente frequenta i corsi di cucina, si informa su calorie, carboidrati e frittura ad aria e poi si fa portare il cibo a casa dal ristorante tutti i momenti?

 

*Roma al No. Au. ( acronimo di “Naturale Organico Alimento Umano ), un locale  centrale aperto  da qualche anno. I piatti perfetti per essere “stirati” sono la seppia e le alici che – diamo per scontato devono essere freschissime. Una volta puliti, i pesci  vengono  pressati  tra due strati di carta da forno  sulla quale si poserà per qualche istante la  piastra caldissima del  ferro da stiro.

 

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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