“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Torino Storia Medioevo

Venerdì 16 dicembre dalle ore 17:30, presso la biblioteca nazionale di Torino in Piazza Carlo Alberto 3, ci sarà la presentazione del numero monografico da collezione Torino Storia Medioevo: 100 pagine di servizi, immagini, notizie sui Mille anni di storia in cui Torino si preparò a diventare capitale.
Interverranno: Chiara Appendino, Sindaca di Torino; Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera 2019, già direttore di Torino Internazionale e Alberto Riccadonna, direttore di Torino Storia.
Torino non è particolarmente famosa per le sua vestigia medievali, ma questa rivista è andata a documentare realtà che sono persino nel degrado come l’abbazia di Stura (…) Il complesso monastico giace abbandonato alle porte di Torino, non visitabile, ma carico di fascino e storia. Dopo anni di degrado un’associazione sta accarezzando il sogno di ristrutturare l’Abbazia. Seminascosta tra capannoni industriali, stretta tra strade trafficate e l’autoporto di Pescarito, la medievale Abbadia di Stura sembra fare di tutto per mantenere il suo status (…). Come racconta Paolo Patrito (….) Nel complesso dell’Abbadia si erge ancora intatto uno spettacolare campanile del XII secolo, «gemello» di quello del santuario della Consolata; sorge ancora la chiesa con il suo sagrato, gli edifici di contorno, il perimetro di quello che fu il chiostro. (…) Per dare corpo al valore dell’Abbadia di Stura è necessario partire da lontano. Precisamente dal 25 gennaio 1146, giorno in cui Pietro Podisio, cittadino torinese e giureconsulto, decise di donare a Vitale, abate del monastero vallombrosano di San Benedetto di Piacenza, una casa con vigneti, campi e prati, posta a circa due miglia da Torino, sulla strada che portava a Pavia, in modo che vi fosse costruito un ospedale, con lo scopo principale di curare i pellegrini che dalla Francia, percorrendo l’antica strada romana, si dirigevano verso Roma e Gerusalemme.
Nel 1150 venne costruita la chiesa intitolata a San Giacomo e nello stesso periodo la torre campanaria, alta 24 metri, che aveva anche funzioni di guardia e comunicava direttamente con quella di Santa Maria di Pulcherada a San Mauro Torinese.
L’abbazia, dipendente dalla casa vallombrosana piacentina, prosperò nei decenni successivi, soprattutto nel periodo dell’abate Guido (1193-1228) anche grazie alla gestione del porto fluviale sulla Stura, detto «di Leinì» o «dell’Abbadia», dove transitavano pellegrini e civili data la scarsa affidabilità dei ponti di legno succedutisi a partire dal periodo romano. È da questo servizio di traghetto sulla Stura che deriva il toponimo «Barca» che identifica ancor oggi il quartiere.
Passati i fasti medievali, nel 1421 l’abbazia venne soppressa come organismo autonomo e ceduta al vescovo di Torino: tutti i suoi beni e le pertinenze entrarono a far parte della Mensa Arcivescovile torinese, costituendo una delle principali fonti di reddito.(…) Nel 2014 la chiesa e la torre sono state cedute dagli eredi di Zattarin all’associazione «I templari dell’Abbadia di Stura» guidata da Maria Assunta Rossi Odello, vice presidente del gruppo Tazzetti, azienda «vicina di casa» dell’Abbadia, in quanto occupa uno dei capannoni costruiti negli anni ’70 nella zona dell’hortus conclusus.
«Da tempo desideravamo fare qualcosa per l’Abbazia – spiega Odello a Paolo Petrito – Ora dobbiamo affrontare innanzitutto alcuni lavori urgenti (c’è un’ordinanza del Comune che richiede la messa in sicurezza della chiesa, minacciata da una crepa nella volta, ndr). Poi vorremmo coinvolgere altri soggetti in previsione di un restauro che riporti all’antico splendore il campanile e la chiesa, che mi immagino un giorno riaperta e destinata al culto ecumenico».

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