“Quando la libertà arriva con le mani sporche di sangue è difficile stringerle la mano.”
(Oscar Wilde)

Serie tv. Cose serie 10.

Promesse mantenute e mancate delle fiction tv italiane. La recente  conferma in termini di Auditel di Doc. Nelle tue mani, ( 32 puntate, 2 stagioni, in cantiere la terza) induce una riflessione sulle qualità di un buon prodotto seriale: in questo caso è stata  premiata la scelta indovinata di un tema, quello della salute – rispetto al quale ci siamo scoperti più sensibili, infragiliti dalla pandemia –  a partire da storie vere (o verosimili), affrontate dal dottor Fanti e dal suo staff con lo scrupolo e l’empatia che tutti noi vorremmo trovare nel personale di uno studio medico o di un ospedale. Grande merito del successo va poi al  cast: a partire dal protagonista, un Luca Argentero decisamente maturato nella resa interpretativa, fino alla squadra azzeccata di comprimari,  capaci di coinvolgere e fidelizzare il pubblico a milioni.

Quanto detto  vale anche per Volevo fare la rockstar ( 20 puntate, 2 stagioni, in forse una  terza),  creazione di Rai 2 purtroppo non adeguatamente reclamizzata:   le vicende semiserie di una ragazza madre di due gemelle, con fratello gay e madre ex hippie sono attuali, aderenti alla realtà, incarnate da personaggi dotati di spontaneità e carisma (Valentina Bellè, Giuseppe Battiston e Riccardo Manera, in primis),  nelle cui situazioni psicologiche e relazionali è facile  identificarsi.

Molla analoga non è scattata per Noi, la versione italiana di This is us, il “family drama” sviluppato su più piani  temporali  che ha fatto incetta di premi negli Usa. Infatti gli ascolti inferiori alle attese  sono dovuti, a parer nostro, soprattutto agli interpreti (in particolare Lino Guanciale e Aurora Ruffino), che non hanno saputo accendere il medesimo rispecchiamento emotivo scatenato dai colleghi americani.

 

Attori convincenti e illusione di realtà sono gli ingredienti del gradimento di una produzione seriale che deve stabilire con il fruitore un legame duraturo nel tempo: nel caso di Le fate ignoranti,  (8 episodi, per ora una sola stagione), appena sfornato su Disney+, il regista Ferzan Özpetek  doveva reggere il confronto con  il fortunato film con Margherita Buy e Stefano Accorsi da lui stesso diretto nel 2001.

Puntando al blockbuster  ha voluto avvalersi della presenza della star del momento, quel Luca Argentero che ha appena dismesso il camice del medico caritatevole: ma la visibilità del ruolo precedente, insieme al cameo iniziale e incongruente della moglie, l’attrice Cristina Marino, determinano un cortocircuito tra verità e finzione che  impedisce allo spettatore di percepire come credibile ciò a cui si dispone ad assistere.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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