Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, mi ha dato il frutto della felicità.

(Khalil Gibran)

Terezin, il ghetto modello di Eichmann

Una suggestiva serie di scatti sul lager degli artisti e dei bambini

La mostra fotografica “Terezin, il ghetto modello di Eichmann” di Renzo Carboni verrà inaugurata Giovedì 19 gennaio, alle ore 20.45 a Cascina Roccafranca, via Rubino. Nel corso della serata  sarà anche proiettato il docufilm “Teresienstadt, la città che Hitler regalò agli ebrei”, di Jan Ronca, 2004.

Il percorso fotografico di Renzo Carboni è composto da immagini in B/N analogiche e si articola sulla base delle memorie di Benjamin Murmerlstein, l’ultimo presidente dello Judenrat di Terezin e del libro di Charles Lewinski, Un regalo del Führer. Elementi come il dettaglio della ” traversina e di un binario sprofondato su uno sfondo nero” ripresi dall’artista sardo rimandano ai trasporti verso l’Est, così come “fotografare una bara e spiegarne il significato può servire a sottolineare l’estrema razionalizzazione economica dei nazisti”.

 

Delle soluzioni artistiche e dell’importanza della trasmissione della memoria, perché quell’orrore “non accada più”,  parliamo con l’autore e Marisa Quirico, curatrice della mostra.

Com’è nato e quando l’interesse per i luoghi della deportazione?

M. L’argomento della deportazione ha fatto parte del mio interesse per la Germania avendone studiato e insegnato la lingua.

R. Quando all’età di 12 anni ho visto il libro su Buchenwald, allora nella DDR, che mio padre aveva portato da una visita al Lager in occasione del gemellaggio tra Collegno e Neubranderburg.

Quale valore specifico ha il tema della mostra di quest’anno?

Il ghetto di Terezin è legato alla questione della “Soluzione finale ebraica” ed è stato escogitato dai nazisti come destinazione per ebrei tedeschi al di sopra dei 65 anni, grandi invalidi di guerra e decorati con la croce di ferro e per tutte quelle categorie come artisti, musicisti ed intellettuali famosi che era problematico far scomparire di colpo. Furono tutti clamorosamente ingannati dai nazisti che avevano promesso loro una tranquilla residenza in ospizi dotati di assistenza infermieristica e cure termali.

Come è organizzata l’esposizione?

Il percorso è strutturato come fosse un documentario cinematografico: la narrazione della storia del ghetto avviene attraverso il montaggio delle singole immagini, in stretta relazione spazio/temporale tra loro.

Perchè è sempre importante tenere desta la memoria?

Perchè è un antidoto contro l’oblio:  noi contribuiamo a diffondere la conoscenza attraverso la ricerca fotografica e l’utilizzo della memorialistica, di testi letterari e di saggi storici per le didascalie,  con lo scopo di creare un rapporto tra testo e immagine. Solo con la consapevolezza di ciò che è stato è possibile che non si ripetano quelle atrocità.

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

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