“In democrazia non decide la popolazione, ma chi va a votare”
(Milena Gabanelli, giornalista)

ONCOnnection. Quale percorso per i malati oncologici

Cosa chiedono oggi, alle istituzioni regionali della sanità, i malati oncologici e le associazioni che li rappresentano? E qual è la situazione che si presenta a valle della pandemia?

Sono queste le domande a cui ha cercato di rispondere il convegno “ONCOnnection. Stati generali – Nord Ovest: Piemonte, Liguria, Lombardia”che si è tenuto a cura di Motore Sanità presso l’NH Hotel di Torino Santo Stefano il 15 e 16 settembre scorsi.

Significativo il ruolo ed il contributo delle Associazioni del settore.

Prevenzione sul territorio

La prevenzione oggi dispone di tecnologie e mezzi di comunicazione alla portata di tutti. La difficoltà sta nel fatto che abbiamo poco tempo per recarci nei luoghi preposti (ambulatori, ospedali) e, di più, abbiamo paura di scoprirci ammalati; perché essere ammalati non è socialmente accettabile. Una possibile risposta viene dalll’Associazione per la prevenzione e la cura dei tumori in Piemonte ODV: erogando visite di controllo, stando accanto ai pazienti attraverso uno sportello informativo, una linea telefonica diretta, una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione. Campagna che è ripartita con l’Ambulatorio mobile segnalato dallo slogan “Più prevenzione, meno superstizione”, che in autunno sosterà in prossimità delle principali facoltà torinesi per invogliare i giovani a fare prevenzione .

Il ruolo della medicina del territorio

Dei cittadini colpiti dal cancro, il 50% riesce a guarire con o senza conseguenze invalidanti, un altro 50% cronicizza, riuscendo però a vivere, più o meno a lungo. Per questo il futuro dell’oncologia, come di molti altri rami della medicina, dovrà essere diviso tra l’ospedale e altri setting assistenziali che potranno essere le case di comunità ma anche il domicilio del paziente, in un percorso di cura ridisegnato rispetto al passato. Lo scopo, si raccomanda, Loredana Pau, vicepresidente Europa Donna Italia, è di agevolare il paziente .” Una donna potrà accedere ai servizi territoriali ed usufruire delle migliori terapie, sempre coordinate dal centro multidisciplinare di riferimento, in ambienti dedicati nelle strutture territoriali o anche al proprio domicilio, ottimizzando il proprio tempo, la risorsa più importante per una donna”.

Semplicità, efficienza, meno burocratizzazione, più sensibilità. Sono queste le aspettative, le parole chiave che ruotano attorno al percorso ideale di un malato oncologico.

Di tumore metastatico al seno si muore e queste terapie devono essere rese possibili a tutte le pazienti, nel più breve tempo possibile sostiene” ribadisce Loredana Pau, “Alleggeriamo il carico burocratico e amministrativo della donna affetta da cancro e soprattutto rendiamo disponibili le cure. L’oncologia in concreto è anche questo”.

Anche Donatella Tubino, biologa e presidente Lilt – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Torino ha rimarcato come sia cruciale la semplificazione. “E’ una necessità impellente: pensiamo ai moduli in inglese con mille domande. La Lilt può accedere al bonus psicologo, perché non renderlo più semplice? Perché non mettere nelle condizioni le donne, tutte le donne, di riuscire a compilare questi moduli autonomamente, senza bisogno del figlio o del nipote che traducano per loro? Dobbiamo capire che la diagnosi di tumore è un macigno. Dirò di più: è in grado di disgregare una famiglia”.

Terapie innovative

Il tema della cronicità e la richiesta di nuove forme assistenziali ritorna affrontando il problema della multidisciplinarietà. Massimo Aglietta, Coordinatore responsabile degli indirizzi strategici della Rete oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta e professore di Oncologia medica presso l’Università degli Studi di Torino la spiega in questi termini: “Multidisciplinarietà è il modello organizzativo sul quale sono attualmente costruiti i percorsi diagnostici del paziente oncologico: l’interazione fra specialisti dello stesso ospedale o di ospedali diversi è ormai un modello acquisito.” In caso di cronicizzazione, tuttavia, questo modello obbliga il paziente a frequenti accessi ospedalieri, sovraccaricando la struttura.  “Diventa pertanto indispensabile una integrazione funzionale con la medicina territoriale a cui vanno delegati momenti significativi del percorso terapeutico”.

La telemedicina

Per questi aspetti, in cui la complessità dei fattori è determinante, la telemedicina gioca un ruolo fondamentale; purché, si sottolinea, la si consideri uno strumento non l’obiettivo. Anzi, suggerisce ancora Aglietta, in questo senso può agire anche nella direzione opposta, portare i benefici dell’innovazione anche al di fuori delle strutture ospedaliere; dal territorio alle strutture. Dovrà esserci continuità fra ospedale e territorio, anche per quanto riguarda le professionalità coinvolte: non si può rischiare che situazioni difficili vengano gestite da personale inadeguato, rischiando di compromettere risultati acquisiti.

Nuovi farmaci

La ricerca rende disponibili continuamente nuovi farmaci spesso destinati ad assicurare una migliore sopravvivenza. I “farmaci innovativi” sono oggetto di fondi su capitoli di spesa specifici. Occorre fare in modo che possano essere prescritti rapidamente, senza le lunghe attese imposte dalla nostra burocrazia.

La rete oncologica

Il tema dell’organizzazione ci riporta alla domanda iniziale: come verranno gestite le sfide che attendono le istituzioni nell’era post Covid, tra carenze di medici ed infermieri e la loro formazione, ed i bisogni e le aspettative dei pazienti?

Il modello Piemonte con la sua Rete oncologica è sempre stato riconosciuto come una modalità organizzativa efficiente – ha ribadito Carlo Picco, Direttore generale dell’Asl Città di Torino e Commissario dell’Azienda Zero del Piemonte -. La recente istituzione dell’Azienda Zero che ha nel suo atto aziendale l’afferenza della rete oncologia può costituire un ulteriore elemento di rafforzamento dei percorsi oncologici. Ci troviamo nella possibilità di imporre un’accelerazione sia nell’assistenza, e penso anche grazie al progetto di telemedicina in oncologia già sviluppato e in fase di attuazione in tre province regionali, come nella ricerca, con le università regionali e in collaborazione con l’IRCSS di Candiolo e le fondazioni bancarie”.

Dal PNRR ci si aspetta molto. Carlo Nicora, Direttore generale della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, ha spiegato: “Il PNRR ha focalizzato l’attenzione sul tema della medicina territoriale, sempre di più occorre riempire di contenuti e di funzioni i “nuovi luoghi di cura” che si stanno costruendo. L’oncologia è pronta a una nuova organizzazione, ora solo ospedaliera, con la delocalizzazione di alcuni trattamenti specifici per la cura dei tumori realizzando la territorializzazione delle cure oncologiche con nuovi setting assistenziali fino al domicilio (protetto e assistito) del paziente sfruttando al meglio la telemedicina. L’oncologia territoriale ha però bisogno delle Reti oncologiche con percorsi diagnostico terapeutici che devono garantire la presa in carico omogenea, l’equità di accesso alle cure, la continuità assistenziale e la ricerca clinica diffusa e dove gli screening rappresentano una strategia irrinunciabile”.

Riempire di contenuti e di funzioni, certo. Commentava la gentile moderatrice: qui ci sono le ricette, ma nella pentola ci si mettono gli ingredienti.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

 

Motore sanità è un ente no profit che si propone di contribuire al progresso della ricerca e e delle conoscenze scientifiche in campo sociale e sanitario, attraverso l’informazione e la formazione.

www.motoresanita.it

L’evento è stato realizzato con la sponsorizzazione non condizionante di Daiichi-Sankyo, Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson, Gilead, Merck, Novartis e Takeda.

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