“La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.”
(Nelson Mandela)

40TFF Latinoamericana

”Devi  essere un duro se no la strada ti mangia vivo”. Queste parole segnano il destino  di Carlos,  il  protagonista del lungometraggio colombiano Un varon (TORINO FILM INDUSTRY). Il giovane vive in un centro di accoglienza a Bogotà, la sorella si prostituisce e la madre è in carcere. L’infelicità  che avvolge il suo quotidiano è acuita dall’ansia da prestazione per il raggiungimento degli standard dell’identità maschile: quelli come lui devono dimostrare  alla strada di non essere “né spie, né strani, né froci”. La macchina da presa di Fabian Hernández , qui alla sua opera prima, non molla il volto di Carlos, le sui espressioni riflettono l’intensità dei passaggi emotivi e del tormento interiore.

Il regista osserva che devianze come il traffico di droga e la violenza si perpetuano anche perchè sono i codici della mascolinità di chi vive ai margini della società latinoamericana. Non c’è speranza per “questi tipi di quartieri o Paesi”, ha dichiarato in un’intervista Hernandez, che proviene da un contesto sociale analogo a quello mostrato nel film:   “il passato, il presente e il futuro non cambiano molto. Non c’è speranza per il futuro.” L’unica redenzione  è nelle scelte del singolo, come Carlos, come è stato per il regista stesso, perchè “è sempre possibile pensare e scegliere”.

La hija de todas las rabies (CONCORSO LUNGOMETRAGGI), diretto dalla nicaraguense Laura Baumeister, racconta la storia di María, una ragazzina di undici anni che vive in una baracca tra i rifiuti in un’enorme discarica di  Managua. Con la madre provano a sbarcare il lunario rivendendo ciò che trovano. Dopo che la bambina ha accidentalmente avvelenato i cuccioli che stavano allevando per venderli, la donna la porta a lavorare in una fabbrica di riciclaggio e si allontana a cercare migliore fortuna.

Anche in questo film non sta di casa la speranza: i rifiuti sono la metafora di una civiltà dei consumi che crea spreco, divario sociale  e danni ambientali. I raccoglitori sono i disperati che questo sistema economico produce  e stritola: e in effetti a La Chureca (letteralmente “città dei rifiuti”), la più grande del Centroamerica, circa mille persone, la metà sotto i 18 anni, davvero vivono raccogliendo e  selezionando spazzatura. La regista denuncia la realtà del Nicaragua nel quale, dopo le speranze generate dalla rivoluzione sandinista, il regime di Ortega ha progressivamente eliminato spazi di democrazia e di dissenso e il Paese versa in  una situazione socioeconomica di forte criticità.

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

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