“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Rapporto sull’Immigrazione 2013. “Tra crisi e diritti umani”.

Il 5 febbraio scorso la Caritas e l’Associazione Migrantes hanno presentato il Rapporto sull’Immigrazione 2013.

Con un sottotitolo che sintetizza tutti gli aspetti del tema dell’immigrazione, come anticipato nell’apertura dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia:Migranti

  • Le risorse dedicate al fenomeno dell’immigrazione sono nazionali, ma i problemi sono locali. Questo si riflette in un carico eccessivo sul terzo settore, il volontariato
  • Ricadute si hanno sulla perdita del lavoro che, nel caso dei migranti, significa spesso anche perdita del titolo di soggiorno.
  • A margine si crea anche una intensificazione della tendenza allo sfruttamento: il caso Lampedusa, con le immagini degli idranti antiscabbia è emblematico, ma altri ne verranno citati.

La presentazione di Oliviero Forti , responsabile dell’Ufficio Immigrazione della Caritas, non si sofferma su molti dati. L’immigrazione è in crescita: niente di nuovo, solo che questo vale per tutti i Paesi. La pressione è particolarmente forte ad esempio nel Golfo Persico, dove spesso si riflette nella violazione dei diritti umani sistematica. Cita il Dubai, in cui sono state segnalate espulsioni di massa di lavoratori che rivendicavano diritti.

Occupati

Le sorprese non mancano. In area piemontese si segnala una diminuzione degli occupati nell’industria, mentre nell’agricoltura l’occupazione tiene, ma cresce lo sfruttamento: nel Saluzzese una giornata di lavoro è retribuita 3,5 €, da cui il lavoratore dovrà detrarre la quota spettante ai caporali.

Un fenomeno inatteso è quello dei minori non accompagnati. Nella tragedia del 3 ottobre scorso a Lampedusa si sono salvati 40 bimbi eritrei che avevano perso i genitori. Una sistemazione non sarebbe stata difficile da trovare, ma bimbi hanno chiesto di non venire separati. Richiesta legittima, ma il problema si è complicato.

Dopo alcuni tentativi, tesi a dribblare strutture fatiscenti (e i fondi assistenziali che accompagnano i bimbi fanno gola) le organizzazioni di volontariato sono riuscite a trovare un accomodamento.

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A Torino ormai il 15% della popolazione è straniera. Con gli inevitabili impatti sulla coesione sociale e in questo articolo avevamo già parlato del problema in una zona specifica: il Lingotto.

Compito delle amministrazioni locali, oltre che risolvere gli innumerevoli problemi, sostiene il Vice Sindaco di Torino, Elide Tisi, è anche garantire l’equità, per evitare che i cittadini si sentano discriminati.

Intanto, Torino ha accresciuto in un anno la disponibilità di accoglienza da 3000 a quasi 18000 posti.

E la succitata Vice Sindaco è tutore di 300 bimbi.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

 

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