“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

School for Future a Mirafiori Nord

Ha fatto…scuola l’iniziativa di “Anita” la studentessa che di punto in bianco si è piazzata armi e bagagli di fronte alla sua scuola, partecipando alla lezione tenuta in remoto. Una proposta originale e tutta torinese per sostenere la didattica in presenza che si allarga a macchia d’olio. Dopo la scuola media Italo Calvino e il liceo Gioberti, c’è stata la Ugo Foscolo, con gli stessi professori scesi in strada. In settimana si sono accodati due ragazzi di Firenze.  Il 26 novembre scorso ancora una manifestazione in Piazza Castello a cui è andato in visita il Presidente Cirio.

Il 27, davanti all’ingresso del plesso IVC di Via Collino si è data appuntamento una rappresentanza di alunni della scuola media Modigliani. L’iniziativa degli studenti è stata assecondata dalle mamme, previo contatto con la dirigenza scolastica per gli aspetti di sicurezza. C’è una consapevolezza crescente, sia nei ragazzi, sia adesso anche negli adulti.

“Sta nascendo un nuovo movimento?” chiediamo a Francesca, una delle mamme organizzatrici “una rete, un coordinamento?”

Lei si schermisce, tende a minimizzare. Non un movimento, non una manifestazione. Si tratta di una dimostrazione, con scopi limitati. Per una mamma che lavora, con due figli alle medie e la DdA resta poco tempo per tutto. D’altra parte la stessa Anita che ha dato origine al fenomeno non ama apparire. In una recente intervista a RTL 102.5 rispondeva telegrafica, poi “le passo la mamma”, si districava.

“Perché è importante la didattica in presenza?”

“Due aspetti. Il primo: manca il coinvolgimento. All’inizio c’è stata la novità, poi si perde interesse e subentra la distrazione e la noia. Questo vale per gli insegnanti stessi: la lezione è di per sé molto impegnativa, ma anche per questo spesso non si fidano. Nelle verifiche temono che ci siano gli aiutini o che stiano copiando. E’ successo a mio figlio che gli venissero annullate due risposte ritenendole non valide.

“E invece?”

“No erano proprio farina del suo sacco”

“Già, farine diverse, non va bene, non è una ricetta vegana. L’altro motivo?”

“L’aspetto educativo: non escono più di casa. Sei ore di lezione, compiti al PC, viene sera e via davanti al monitor con la playstation”.

“Ha la sensazione che si stiano perdendo studenti?”

“No, le famiglie sono generalmente presenti: la scuola fornisce dei dispositivi alle famiglie in caso di necessità. Soprattutto famiglie numerose, dove non è pensabile che ci sia un PC per ogni familiare. Tuttavia alcuni alunni, su autorizzazione del dirigente, sono ammessi a scuola: dove ci siano casi particolari, come alunni con difficoltà di apprendimento (DSA), necessità educative particolari (BES) o anche solo impossibilità di disporre di strumenti informatici.

“Ecco, “continua Francesca” in realtà i ragazzi non si rendono conto che sono a scuola. A noi genitori succede il contrario, quando siamo a casa in smart working: ci troviamo a rispondere a telefonate ed email di lavoro a qualsiasi ora.”

“Perdono il contatto con la realtà” interviene Simonetta.” I miei fanno attività agonistica, ma quelli che non hanno iniziativa finiscono per passare la vita in casa. La giornata invece è scandita dai tempi scolastici: alle 7 55 si apre il collegamento. Poi 6 ore di lezione. Come diceva Francesca gli insegnanti sono sospettosi: per una valutazione di Inglese a mia figlia è stato chiesto di recitare un testo ad occhi chiusi. Un’amica mi diceva che a volte all’università si chiede doppia telecamera.” Non tutti gli studenti mostrano disagio. “Mio figlio più grande (3° media) “continua Francesca” non è in difficoltà. Ma alcuni si trovano in una situazione che peserà in futuro: sono gli anni in cui i ragazzi assaporano un po’ di libertà; che sviluppano le amicizie che spesso durano tutta la vita.” Per gli insegnanti c’è anche un altro aspetto: la lezione non è solo trasmettere delle conoscenze, c’è una forma di interattività con lo studente, specie nella valutazione, che riguarda anche la capacità di rispondere con una maggiore o minore riflessione o complessità.

“Le lezioni sono dal vivo o registrate?” chiedo a Giulia, una delle studentesse. Tutte dal vivo. 6 ore di lezione, poi il pomeriggio compiti, attività sportiva per chi ne fa, ripasso della lezione.

“Scusate, ma sappiamo anche che la scuola in presenza rappresenta un rischio; per i ragazzi, ma anche per il nucleo familiare e quindi suoi rapporti con il mondo esterno. Ieri ci sono stati, con l’aumento dei casi di positività, il 5,6% di casi di positività attribuiti all’ambiente scolastico”.

Su questo aspetto non sono del tutto d’accordo i genitori.

“Tutti sono molto consapevoli: l’istituto ha 5 ingressi” spiega Simonetta” due dei quali riservati alla scuola media. Per le elementari c’è una rigorosa suddivisione in gruppi, corrispondenti alle 5 classi.” “D’altra parte sembra assodato che il contatto avvenga principalmente nei mezzi pubblici, mentre almeno fino alle medie i ragazzi sono per lo più accompagnati dai genitori” dice Gianluca, il papà di Giulia.

Come si potrebbero conciliare le necessità dell’emergenza con le esigenze del diritto allo studio?

Per i genitori, una soluzione potrebbe essere la turnazione: scuola mattino e pomeriggio, non escludendo il sabato. “Tu andresti a scuola di pomeriggio o al sabato?” chiedo ancora a Giulia. “Se si deve fare si fa” risponde lei, laconica. E meno male. A riprova della serietà e della consapevolezza dei ragazzi.

“Non è una protesta” conclude Francesca,” non vedrete toni accesi. Tuttavia se continuiamo a pensare che questa situazione di emergenza diventi l’ordinario, non ci siamo, non funziona. Possono 20-25 ragazzi vivere in uno spazio ristretto, considerata la necessità di distanziamento fisico? Sappiamo che questa condizione non durerà poco tempo”.

La ministra Azzolina promette di tornare tutti a scuola a gennaio. La ministra De Micheli propone lezioni 12 ore al giorno weekend compreso. Promesse, proposte.

Ma come si torna a scuola, con quali garanzie? Qualcuno si occuperà di trasporti, aumento degli spazi e delle sedi, differenziazione degli orari? Che sono poi i temi emersi in questa discussione. Faremo lezione la domenica, magari in chiesa?

Il dibattito continua, acceso, sui Social

Nota: è confermato che le seconde e terze classi della scuola media continueranno la didattica a distanza. Al TGR del 28 novembre, Anita e Lisa, le studentesse che hanno richiamato l’attenzione del pubblico sul tema, hanno dichiarato che d’ora in poi faranno la loro dimostrazione in Piazza Castello.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

#prioritaallascuola

#schoolsforfuture

Priorità alla Scuola è un comitato nato in aprile con lo scopo di tutelare gli interessi di genitori e docenti per il ritorno in sicurezza e presenza a scuola in settembre.

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