“In democrazia non decide la popolazione, ma chi va a votare”
(Milena Gabanelli, giornalista)

Serie tv. Cose serie 9

L’aspirazione alla ricchezza, a una vita all’insegna del bello e del glamour, in un’ostentazione amplificata dai social, è  linfa  per la creatività degli sceneggiatori di numerose serie televisive.

Tra le ultime, c’è Inventing Anna ((2022, 1 stagione,  9 puntate),  ispirata alla vicenda autentica di Anna Soroking, meglio conosciuta come Delvey, una trentenne di origini russe, che,  fingendosi un’ ereditiera tedesca, ha truffato banche, hotel lussuosi e conoscenti. Esperta  d’arte e dotata di gusto raffinato, millantando una fantomatica  Delvey Foundation, nel 2017 mise a punto un piano che puntava  a ottenere un prestito milionario per lanciare un club esclusivo, riservato a esponenti del jet set e artisti famosi. La sua storia ha attirato l’attenzione di Shonda Rhimes (ideatrice di Grey’s Anatomy e produttrice di Bridgerton), che ne ha realizzato una serie per Netflix, attualmente una delle produzioni  più seguite sulla piattaforma streaming.

Anche se la fiction allude  a qualche disagio esistenziale della protagonista, il successo mediatico (è diventata oggetto di libri, spettacolo teatrale, podcast..) di un’eroina dalla così evidente spregiudicatezza  ha sollevato tra i recensori non poche perplessità, accresciute dal fatto che alla vera Anna Soroking  sono stati versati 320mila dollari, per accaparrarsi i diritti sulla sua biografia. Rendere epici  amoralità, culto del denaro e della fama a qualunque costo è diseducativo o significa solo offrire ai telespettatori ciò che desiderano?

Registra analoga caduta di valori etici e cinismo, un occhio all’opulenza e un altro al mondo del collezionismo e delle gallerie d’arte, un prodotto meno recente, ma che ha conquistato una moltitudine di fan, in quanto è stato un  potente diversivo nel quotidiano avvilito dalla domiciliazione forzata a causa del Covid-19: ci riferiamo a Riviera (2017, 28 puntate, 3 stagioni), per la regia di Philipp Kadelbach, in onda sui canali Sky. Giorgina  Clios (l’attrice carismatica Julia Stiles), è la moglie del miliardario e collezionista di opere d’arte Constantine. Alla scomparsa del marito in seguito all’esplosione di uno yacht,  Georgina si addentrerà nei misteri della famiglia Clios, i cui membri si rivelano capaci di ogni crimine e nefandezza.

Per quali ragioni si resta irretiti dalle dinamiche relazionali, talvolta persino inverosimili,  tra i personaggi? Innanzitutto a partire dalla sigla, Was It Love?, eseguita da  Isabella Summers con la collaborazione di Lena (e sul contributo delle sigle alla  fidelizzazione delle platee ci siamo già espressi).

Poi perché ci si addentra nell’ambiente dell’alta società internazionale, in mostra varie ambientazioni di lusso immerse in scenari mozzafiato, dal contesto  patinato della Costa Azzurra che dà il nome alla serie, per spostarsi a Londra e a Venezia. Infine la creazione  è un “ibrido” che strizza l’occhio a pubblici diversi, pescando tra i seguaci di vicende familiari e  sentimentali di un determinato gruppo  di personaggi e gli amanti del thriller.

L’arte  che –  come sosteneva Picasso – “scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”  è una vivanda che può esser  resa televisivamente ancor più ghiotta da un condimento di intrighi, omicidi e furti.

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

 

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