“Quando la libertà arriva con le mani sporche di sangue è difficile stringerle la mano.”
(Oscar Wilde)

Seeyousound 8: Concorso Lungometraggi

La sezione competitiva LONG PLAY FEATURE presenta  5 opere di finzione, una panoramica proveniente da Europa, Stati Uniti, Asia e Sudamerica.

Il lungometraggio  Other People, della regista polacca Aleksandra Terpińska, è una sorta di musical triste, riflessione pessimistica sulla società polacca attuale, ambientato in una Varsavia  cupa e disperante, illuminata solo dalle luci dei centri commerciali. Anche il genere rap, nato come espressione di rivolta urbana, risulta fagocitato dal circuito capitalista, i cui effetti negativi sono evidenti nel deterioramento del sistema sociale, ben rappresentato nel romanzo della scrittrice polacca Dorota Masłowska, da cui è tratta la  sceneggiatura del film.

Il ventenne Kamil,  aspirante rapper che vive di espedienti  in attesa di incidere un proprio disco, ha una relazione con Iwona, una madre di famiglia di mezz’età insoddisfatta e depressa. Anche i personaggi di contorno – versione moderna di un coro greco – sono attraversati da malessere e infelicità, sottolineati  da un curioso cantastorie hip-hop, che esibisce una corona di spine in stile Gesù sul un  cappellino da baseball.

Nessuno in quella realtà è felice e la musica non riesce ad esercitare il suo potere salvifico, come pure  nel film statunitense Poser , di Noah Dixon e Ori Segev. Columbus, Ohio: Lennon Gates è una ragazza che vuole realizzare un podcast sulla scena musicale underground cittadina. Tra gli artisti che incontra e intervista, ci sono Bobbi Kitten, fascinosa cantante di  un gruppo elettropunk e il misterioso Z Wolf, che si muove sempre con una maschera da lupo.

Il titolo Poser, termine inglese che  indica “qualcuno che posa, cioè finge di essere ciò non è”, annuncia la svolta thriller che prenderà la seconda parte del film. Nella società attuale, in cui vige il “dominio della performance”, le persone sono schiacciate dall’obbligo della prestazione e rischiano di diventare  vittime di “automatismi espressivi”, specie di replicanti di modelli imposti da media e social: lo sanno bene i due registi, qui alla loro prima prova cinematografica, ma che provengono dal mondo della televisione, cioè la macchina di uno degli immaginari  più potenti a cui siamo nostro malgrado ricondotti.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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