Quando la libertà arriva con le mani sporche di sangue è difficile stringerle la mano.”
(Oscar Wilde)

Menu da incubo

Ogni anno il periodo natalizio porta le sue pene. Non quelle riguardanti il tampone al posto del panettone, o il green pass nelle sue varie declinazioni. Quelli son problemi ai quali cerchiamo tutti di dare risposte sensate, che non ci tolgano il sonno più di tanto.

Quello che sta diventando una vera calamità,  nel caso ci si avventurasse nel periglioso compito di organizzare a casa propria un cenone/pranzo/aperiqualcosa, sta nell’organizzazione del menu.

Se già in due è difficile il sincrono alimentare, quando il numero aumenta, e con esso le casistiche sulle intolleranze, antipatie, scelte etiche e compagnia cantando, i problemi si fanno pressoché irrisolvibili.

Censurato il cotechino con le lenticchie, per ovvi motivi di rispetto suino,  schifati i prodotti caseari, perché si sa il lattosio uccide, limitati i dolciumi portatori di ciccia e brufoli, biasimato il pesce, che olezza per alcuni in modo indignitoso, fatte fuori le uova, i fritti, tutto ciò che nuoce a glicemia, azotemia, etc. quel che rimane da presentare sarebbe un mesto risotto all’olio con due patate bollite ( a patto che siano sopportati gli amidi).

Vino rosso no, che poi si guida, bianco fa cerchio alla testa e quindi acqua, che però deve essere naturale e a temperatura ambiente.

Caffè, uhppercarità, e chi dorme? forse meglio una tisana o l’orzo, come in tempi di guerra?

Per un anfitrione che si rispetti, l’organizzazione del convivio può diventare un argomento sfibrante.

E’ così che poi uno decide che per le feste ci si trova per la tombola “già mangiati”.

Comunque “Buone Feste a tutti!”

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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